Dopo le grandi mobilitazioni del 30 ottobre e di quelle dello scorso anno in questa città e in Europa contro il riarmo, la guerra, per la giustizia sociale, vogliamo ricordare il 4 novembre non come la festa delle forze armate ma per quello che realmente avvenne, la fine della prima guerra mondiale che l’Italia aveva compiuto invadendo l’Austria. Una guerra costata più di 20 milioni di morti tra militari e civili. Un disastro, una devastazione mai vista prima.

Il disastro della guerra non va celebrato come una vittoria ricordando il valore delle forze armate ma le loro vite spezzate ingiustamente per la brama di potere dei governi nazionalisti e guerrafondai. Le forze armate non sono fanfare, bande musicali, belle divise impomatate come si vede in questi giorni per le vie della città. Sono corpi devastati, uniformi sporche di fango e di sangue, trincee lugubri, arti mozzati, pianti, sofferenza. Oggi come allora le guerre uccidono, spezzano vite, privano i giovani del loro futuro.

Oggi come allora si riarma, si appoggiano guerre che non sembrano avere fine, quando i popoli chiedono pace, futuro e dignità, risorse per scuole e ospedali, la fine del carovita che proprio le guerre fanno accrescere.
E dunque 4 novembre va ricordato con lo spirito di chi ripudia e diserta le armi, boicottando guerre e militarismo, sabotando la retorica bellica dell’eroismo e del martirio stando al fianco dei disertori di ogni nazionalità. Così come la ripudiarono tutti coloro che disertarono la Grande Guerra, schierandosi contro le violenze che si producevano al fronte e che ancora oggi si producono.

Oggi rinominiamo simbolicamente questo ponte, intitolato ancora una volta alla memoria militare e perfino fascista. Lo dedichiamo invece a tutti i disertori delle guerre; ai difensori della vita contro le società dell’odio e della morte. Per un’umanità senza guerre, un’umanità disarmata.