Mercoledì 15 luglio sera, a Lerici, a seguito di un’aggressione fascista, avvenuta per mano di membri di CasaPound, un ragazzo ha riportato: un trauma cranico, setto nasale fratturato, punti di sutura dietro la testa e sulla mano. Trenta i giorni di prognosi refertati. A scongiurare il peggio è stato solo un passante intervenuto in suo aiuto.
A distanza di un’ora da questa aggressione, altri 5 militanti di CasaPound arrivano sul posto con caschi e bastoni e colpiscono due ragazzi completamente estranei alla situazione precedente, solo perché membri di un collettivo studentesco antifascista.
Questi sono solo gli ultimi di una lunga serie di episodi di violenza che vanno avanti da anni a Spezia e, sempre più, anche nei comuni circostanti e nella provincia. Negli ultimi mesi la situazione si è ulteriormente aggravata e le aggressioni sono sempre più frequenti.
Questa situazione di violenza di strada è stata tollerata dalle istituzioni e da parte della cittadinanza per troppo tempo, derubricata a mala movida, a liti tra giovani e giovanissimi, quando la matrice politica è sempre stata chiara.
È il momento che le cose cambino radicalmente: la misura è colma.
È il momento che la comunità antifascista di questo territorio si ritrovi, unita, e pretenda che sia posta fine alle organizzazioni fasciste sul territorio e al loro squadrismo.
Scriviamo questo appello per scongiurare ulteriori violenze.
Giovedì 23 luglio, gli stessi militanti di CasaPound avevano organizzato, a Ceparana, il paese dove vive il ragazzo aggredito l‘evento “La notte nera di Ceparana“, che doveva svolgersi in concomitanza con la notte bianca e che ha ottenuto il patrocinio del Comune. A seguito dell’intervento delle realtà antifasciste del territorio, l’evento “La notte nera di Ceparana” è stato annullato. Siamo gratx della presa di posizione del comune a fronte delle nostre richieste ma vogliamo altresì cogliere l’occasione per appellarci a tutte le realtà antifasciste del territorio, affinché si crei un percorso di cura, confronto e rafforzamento della comunità antifascista locale.
Ciò che un tempo prefiguravamo come un potenziale rischio per il futuro, oggi è realtà: una realtà fatta di intimidazioni e brutalità. Non è solo la violenza di strada, ma tutto il sistema mediatico, politico, legislativo e culturale che oggi spinge nella direzione della fascistizzazione della società.
Se per Trump e gli oltre sessanta Paesi che hanno risposto al suo appello — compreso il nostro — la nuova minaccia sarebbe il “terrorismo antifa”, per noi antifascist* è chiaro da anni quale sia la cinghia di trasmissione tra i movimenti di estrema destra, la strada, e le forze istituzionali e i partiti complici di un generale deterioramento del clima sociale.
E ci siamo dentro tutt*, a prescindere da distinzioni ideologiche e di metodo che ci contraddistinguono e ci arricchiscono. Abbiamo sempre avuto nemici comuni, e abbiamo sempre fatto conto sulla nostra arma più potente: la solidarietà.
Non facciamola mancare nemmeno questa volta.
Se questo è il panorama che abbiamo di fronte, prendere posizione non è più una scelta ma una necessità, e noi sappiamo da che parte stare. Ieri, oggi, domani, sempre partigian*!