COMUNICATI STAMPA
e altri testi per le iniziative

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CONTESTAZIONE ALLA PRESENZA DI ISRAELE ALLE OLIMPIADI E AL SISTEMA DEL GRANDE EVENTO OLIMPICO - 9/1/2026

Questa mattina anche alla Spezia si è tenuto il rituale del passaggio della fiamma olimpica, e come in altre città le persone si sono organizzate per contestarlo. Non per contestare lo sport, né  gli/le atlet*, ma per denunciare da un lato la presenza di uno stato genocida a quelli che la retorica continua a chiamare “giochi di pace”, un esempio eclatante di sport-washing e normalizzazione dell’apartheid palestinese, 
dall’altro per sottolineare l’impatto devastante che queste Olimpiadi insostenibili hanno e avranno sui territori che ne sono vittime.
Per poche settimane di  competizioni sono stati spesi oltre 5 miliardi di euro, sventrati boschi e pendii; molti interventi,per una spesa di 3 miliardi di euro, sono stati previsti a evento terminato. Nelle terre alte gli effetti delle opere realizzate riguardano anche le falde acquifere, usate per sparare neve artificiale e la cementificazione per infrastrutture di dubbia utilità. I quartieri popolari di Milano sud sono vittime della gentrificazione generata dalla  privatizzazione di spazi pubblici, dal consumo di suolo, dalla speculazione edilizia sostenuta attivamente dal Comune con il pretesto delle Olimpiadi 2026.
Abbiamo sottolineato anche la vergogna che questo show sia sponsorizzato da:
    – ENI, una multinazionale di Stato dell’industria fossile, con le mani sporche di colonialismo e tra le principali responsabili del collasso climatico in cui viviamo; una multinazionale che ha continuato a stipulare accordi con Israele per sfruttare il gas al largo di Gaza nonostante il genocidio del popolo palestinese in corso;
    – Coca Cola, altra multinazionale che ha costruito il suo impero sullo sfruttamento del lavoro, sull’appropriazione delle risorse idriche, sull’inquinamento; Coca Cola inoltre non disdegna di avviare attività commerciali nelle colonie illegali di Cisgiordania. 
    
Le Olimpiadi 2026, lo stato genocida di Israele, Coca Cola, Eni: si tratta di realtà unite sotto la bandiera di un capitalismo rapace e coloniale.
Noi non ci stiamo.

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Liberə tuttə - 31 dicembre 2025 : presidio al carcere di Spezia per portare solidarietà alle persone recluse

Per le persone chiuse dentro 4 mura. Per le 78 persone che nel 2025 in Italia hanno deciso di togliersi la vita tra quelle mura. Per le 233 persone che nell’ultimo anno sono morte lá dentro.
Per le migliaia di persone che dentro quelle 4 mura vivono in condizioni disumane.
In più di 30 carceri italiane non sono garantiti nemmeno 3 metri quadri per ogni persona detenuta.
Per circa le 9.100–9.400 prigioniere e prigionieri detenute nelle carceri israeliane spesso lontane dai territori occupati, il che rende difficili le visite familiari, in condizioni inumane e con la sola colpa di essere Palestinesi. Solo il 15-20% dei detenuti ha ricevuto una condanna vera e propria, con pene da pochi mesi all’ergastolo per reati di sicurezza giudicati da corti militari. Il 30-35% è in detenzione amministrativa, senza processo o accuse formali, basata su presunte prove segrete e rinnovabile ogni 3-6 mesi. Il resto è in attesa di giudizio o sotto indagine.
Testimonianze e rapporti di Human Rights Watch, Amnesty International e B’Tselem descrivono abusi sistematici, sovraffollamento e privazioni: percosse, legature estreme, umiliazioni fisiche e verbali, esposizione a rumori assordanti per giorni, e — in casi documentati — stupri di gruppo e violenze sessuali, soprattutto nella base di Sde Teiman, definita da osservatori ONU un “campo di tortura”. Almeno 75 palestinesi, inclusi bambini e donne, sono morti in detenzione dal 2023, spesso per malnutrizione, torture o mancanza di cure mediche. Esperti ONU parlano di “crimini contro l’umanità”, denunciando un clima di impunità totale: le indagini israeliane sono rare e inefficaci, in violazione delle Convenzioni di Ginevra e della Convenzione contro la tortura.

Per loro, per noi, per chi oggi subisce la repressione di governi sempre più autoritari e fascisti, per chi non ci sta a farsi strappare dalle mani la libertà di dissentire, di manifestare contro le guerre, i genocidi, le politiche mortifere. Per chi sgomita per riprendersi spazi di vita all’interno nelle città e vedersi riconosciuti i diritti ad una vita degna, a un lavoro e ad un salario degno e un sistema educativo e sanitario che sia efficente.
Per chi vive e sopravvive dietro quelle 4 mura, perché non siete soli, non siete sole.

Da Spezia alla Palestina , per un 2026 in cui di carcere non si muoia più ma neanche di carcere si viva.
Buon anno a tuttx, dentro e fuori, sempre in lotta.


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Non c'è natale sotto occupazione - La Spezia, 24 dicembre 2025

Il Natale anche quest’anno è macchiato dal sangue del genocidio palestinese ancora in corso.
Esigiamo la fine del massacro e della pulizia etnica della popolazione palestinese da parte delle forze d’occupazione di Israele e lo smantellamento del sistema di Apartheid sionista nel territorio di Palestina.

Mentre se ne festeggia la nascita, ci si dimentica che quel bambinello nasce in Palestina , la stessa terra che da più di 77 anni viene martoriata con la complicità di tutti gli stati europei compresa l’Italia (ricordiamo il rifornimento di armi e tecnologie militari garantite da Leonardo Spa all’esercito israeliano). Dal 1948 Israele conduce esperimenti militari con le tecnologie armiere più all’avanguardia come in un vero e proprio laboratorio di morte per realizzare il genocidio palestinese e portare avanti il progetto sionista di colonizzazione.

Ci auguriamo che questo segno, affisso sulla Cattedrale di Spezia, dove stasera molta parte di cittadinanza si ritroverá a stringersi aspettando il Natale, ricordi i più di 23.000 minori uccisi a Gaza in diretta streaming mondiale per opera delle bombe sioniste fabbricate a casa nostra e ricordi anche tutti coloro che tutt’oggi muoiono delle cosiddette “morti secondarie” ovvero quelle successive alla fase acuta dell’attacco, di freddo, fame , traumi non trattati con le cure adeguate.

Non ci sarà mai pace sotto occupazione, non ci sarà mai giustizia senza la fine del genocidio palestinese.

Non ci sarà mai Natale senza la Palestina libera.

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Pontremoli ripudia la guerra? - Pontremoli, 13 dicembre 2025

L’articolo 11 della Costituzione italiana recita testualmente “L’Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali; consente, in condizione di parità con gli altri Stati, alle
limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le
Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Di diverso tono il convegno tenutosi a Pontremoli lo scorso 29 novembre, con il patrocinio dell’amministrazione comunale e la partecipazione di rappresentanti e consulenti del settore tecno-militare, come Cluster Euro TEC Defence, Leonardo, Olitec, Lunilettronik, Rivista Italiana Difesa, Mbda Italia.
Davanti ad un pubblico un po’ stranito di studenti di quattro classi del liceo di scienze umanistiche e linguistiche di Pontremoli, i relatori del convegno, in un
susseguirsi d’interventi, hanno presentato la falsa idea che l’investimento nel settore militare porta sviluppo ed occupazione, mentre è ormai confutato da più parti che la produzione di armi generi valore aggiunto nell’economia.

La produzione di armi sposta verso la guerra risorse che si dovrebbero, invece, utilizzare per il finanziamento dello stato sociale, di scuole, di ospedali, di
infrastrutture di utilità pubblica, della transizione ecologica e della lotta alla crisi climatica che, al contrario, creano valore e beni essenziali per la sopravvivenza
umana. È legittimo, quindi, chiedersi se creare profitto per pochi uccidendo molti sia il miglior uso delle risorse pubbliche. Le guerre moderne sono senza regole ed umanità; la popolazione civile continua a pagarne il prezzo più alto ed il genocidio ne è diventato quasi un decorso “normale”.
In una presentazione che per analogia ricordava i cavalieri templari si mostravano giovani “cadetti”, in uniforme distintiva di Olitec, durante l’addestramento all’uso di tecnologia informatica. Il rappresentante di Olitec, definendo la formazione come “addestramento”, ha poi illustrato il percorso pluriennale di studi nell’ambito della bioinformatica accordato con il Liceo Vescovile. Un curriculum che prevede, al livello finale, lo sviluppo di competenze in ambito militare e che, se confermato, sembra essere in contrasto con il documento della Conferenza Episcopale Italiana che richiama alla “necessità di formare le coscienze per uscire dalla logica della guerra”.
Il linguaggio utilizzato al convegno si è dimostrato un goffo tentativo di persuasione e manipolazione dei ragazzi presenti. Alcune delle affermazioni espresse denotano, inoltre, un pensiero divisivo basato sulla paura del diverso (cit.: “non tutti sono alti, biondi e con gli occhi azzurri”) e mettono in dubbio l’adesione a quei principi democratici europei di libertà e democrazia che si chiedeva ai giovani presenti di difendere.
I valori proposti dai relatori divergono, certamente, dalla proposta didattica del progetto di Educazione Civica del liceo di scienze umanistiche e linguistiche
orientato, invece, alla pace e intitolato: “Se vuoi la pace prepara la pace”. Apprezziamo l’impegno del liceo di continuare a sviluppare proposte sul progetto didattico orientato alla pace. Allo stesso modo, attendiamo conferma della sospensione dell’accordo fra Olitec ed il Liceo Vescovile.
Un chiarimento è necessario anche rispetto al Comune di Pontremoli circa le ragioni del patrocinio di un convegno di questo tipo – sembra non il primo – a maggior ragione se i costi fossero stati coperti con fondi pubblici.
Come associazioni per la Pace e contro il riarmo manifestiamo il nostro dissenso verso il tentativo di manipolazione degli studenti e diffusione di un linguaggio e
una cultura bellicisti, che individuano nel diverso il nemico, che distraggono risorse dal servizio pubblico per indirizzarle verso il profitto di aziende private,
che privatizzano la formazione e la trasformano in “addestramento”. 

Fima associazioni:
Accademia Apuana della Pace
ANPI Massa-Carrara
ARCI Agogo Aulla
Cantiere per la Pace Lunigiana
Collettivo Studentesco Apuano
Comitato Provinciale ARCI Massa-Carrara
Circolo ARCI Trentuno Settembre Massa
Ecovillaggio Cà dei Dodo
Gaza Fuorifuoco Palestina, Massa-Carrara
Mycelium APS, Massa-Carrara
I ragazzi e le ragazze del bar Eden Massa
OdV Dal Libro alla Solidarietà Carrara-Fivizzano-Massa-Montignoso
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – La Spezia
Massa-Carrara
Presidio permanente per la Palestina e contro il riarmo
Riconvertiamo Seafuture – Restiamo umani – La Spezia

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LE SCRITTE ALL'ELIPORTO DI LUNI DICONO IL VERO e le parole di Pucciarelli e Ponzanelli eludono il problema - La Spezia, 2 dicembre 2025

“Negli ultimi giorni stanno destando grande sdegno le scritte apparse in prossimità dell’eliporto di Luni che recitano: “Eliporto, Leonardo, Elbit complici di genocidio”. In seguito a queste la senatrice Pucciarelli si è detta sconcertata per le vergognose parole “piene di falsità” e la sindaca Ponzanelli ha fatto il paio parlando di “odioso atto di vandalismo ideologico”.

Ora, tralasciando che le complicità dell’israliana Elbit – fiore all’occhiello del comparto militare israeliano – e dell’italiana Leonardo – tra le principali esportatrici di armamenti a Israele – nel genocidio attualmente in corso sul popolo palestinese siano accertate da una mole innumerevole di documentazione, qualcuno potrebbe domandarsi: cosa c’entra l’eliporto di Luni? Come mai questo supposto atto vandalico ha colpito proprio l’eliporto?

In effetti una ragione forse c’è ed è tutt’altro che una fandonia ideologica: si chiama Rotary Wing Mission Training Center (RWMTC) ed è un grande progetto di addestramento elicotteristi e ad implementarlo è proprio l’israeliana Elbit Systems.
Non temiamo sm
entite in quanto il tutto è scritto nero su bianco all’interno del Documento programmatico pluriennale della difesa per il triennio 2024-2026, un documento che la senatrice Pucciarelli dovrebbe conoscere bene, vista la sua pluriennale presenza nella Commissione Difesa. Nel documento si legge che “Il progetto è finalizzato alla realizzazione, al funzionamento e supporto del Centro di Simulazione al volo per gli equipaggi di volo dell’Esercito Italiano, dell’Aeronautica Militare e della Marina Militare, consentendo l’esecuzione di eventi addestrativi relativi al volo tattico e all’assolvimento di specifiche missioni di volo”.
E la senatrice Pucciarelli dovrebbe anche sapere che il progetto pare costare 
ben 173 milioni di euro, soldi pubblici che vengono impiegati per sviluppare la “difesa” che, oggi più che mai, significa preparare la guerra. E quali migliori insegnanti degli Israeliani per una scuola di “difesa” che, nei fatti, è condurre guerre?
Elbit Systems è un colosso israeliano con quartier generale ad Haifa e un fatturato di 5,5 miliardi di dollari nel 2022, leader nella progettazione e produzione di sistemi di guerra e per la sicurezza; gli israeliani hanno un curriculum perfetto visto che nella striscia di Gaza hanno dimostrato una “efficacia” senza pari uccidendo decine di migliaia di civili inermi e dando vita a un genocidio che è tutt’ora in corso. La sindaca Ponzanelli, se davvero vuole interpretare il sentire dei cittadini e delle cittadine che rappresenta, se ricorda di aver pronunciato le parole pubbliche che spese in occasione del 2 giugno per i bambini di Gaza, dovrebbe dichiarare che gli addestratori israeliani non sono graditi nel nostro territorio. E anche chi lavora dentro la base di Luni dovrebbe iniziare a porsi delle domande e ad agire di conseguenza.

Che si condividano o meno le modalità dell’intervento, la scritta all’aeroporto di Luni dice solo la verità, e non saranno le parole di politicanti di turno a nasconderla; di fronte alle tragedie umanitarie del nostro tempo, alla militarizzazione incombente, alla complicità del nostro paese che continua a sostenere Israele mantenendo collaborazioni e negando sanzioni, c’è chi ha capito le contraddizioni e sa prendere posizione.

fonte_cittàdellaspezia

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"FASCICOLO VOLANTINI PRO PALESTINA" - Sarzana, 27 novembre 2025

Cercano di metterci il bavaglio sanzionadoci per un volantinaggio. Noi non ci stiamo!

I fatti: stazione di Sarzana, mentre distribuisce dei volantini per il corteo di domani, una nostra compagna viene fermata dalla Polfer e trattenuta per più di mezz’ora, una volta rilasciata la convocano per consegnarle una sanzione, procedura che richiede un’altra mezz’ora abbondante. Sul tavolo una cartellina di carta con scritto “Fascicolo volantini pro Palestina”. Un atto gravissimo e pretestuoso. Queste le parole della polizia: “è un illecito che non si sanziona mai, ma può essere sanzionato, come l’abigeato [cioè perseguire il furto di bestiame n.d.a.]”. Ma se è qualcosa di così inconsueto, come mai la polizia si accanisce in questo modo? La risposta noi ce l’abbiamo: hanno paura di uno sciopero che condanna le spese militari e la finanziaria di guerra e che trasmette la verità su quanto sta accadendo in Palestina. Cioè che la nostra industria bellica è complice di un genocidio e il governo usa i nostri soldi per finanziare guerre e distruzione.

La cifra che serve per la sanzione amministrativa è stata immediatamente raccolta tramite colletta, sperché e toccano unə rispondiamo tuttə.

Per questo motivo con ancora più forza invitiamo tuttə allo sciopero di domani, 28 novembre e scendere in corteo insieme a noi. Appuntamento alle ore 17:00 presso il Piazzale della Stazione della Spezia!

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28 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE E CORTEO CONTRO L'ECONOMIA DI GUERRA E GENOCIDIO - La Spezia, 27 novembre 2025

Durante le mobilitazioni degli scorsi mesi, gli scioperi generali del 22 settembre e del 3 ottobre che hanno visto a a Spezia scendere in piazza migliaia di cittadini e cittadine, era stato annunciato che, in assenza di cambiamenti concreti, sarebbero state intraprese nuove iniziative di mobilitazione. Alla luce della situazione internazionale e delle recenti scelte del Governo in materia di bilancio lanciamo una nuova giornata di protesta per lo sciopero generale del 28 novembre.
Nonostante si parli di “tregua”, nella Striscia di Gaza continuano ogni giorno violenze e bombardamenti, con oltre 300 vittime palestinesi riportate nelle ultime settimane. A questo si aggiunge la decisione di procedere con una nuova legge finanziaria che incrementerebbe le spese militari dagli attuali 33 miliardi fino a 100 miliardi di euro all’anno.
Tale scelta avverrebbe a discapito dei settori fondamentali per la cittadinanza e il welfare: sanità, istruzione, salari e pensioni, già oggetto di continui tagli in un momento storico già di forte crisi sociale ed economica.
Recuperare il filo rosso delle enormi mobilitazioni degli scorsi mesi e rafforzare un fronte di lotta contro il fascismo dilagante e il militarismo dilagante è un dovere per chi crede che un mondo di pace, solidarietà e cooperazione sia ancora possibile.
La forza e la determinazione dell’esperienza dell’Acampada hanno dimostrato che la lotta paga e che un nuovo movimento di massa è pronto a tornare a essere marea.

Per queste ragioni invitiamo la cittadinanza a partecipare al corteo previsto alle ore 17:00 nel Piazzale della stazione di La Spezia

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ROMPIAMO LE COMPLICITA’ BOICOTTA CARREFOUR e ISRAELE PALESTINA LIBERA - La Spezia, 20 novembre 2025

Sabato 15 Novembre in moltissime città italiane ci siamo mobilitate per denunciare ancora una volta la complicità del marchio Carrefour con il sistema di colonizzazione, insediamento e apartheid imposto da Israele in Palestina e con il genocidio in corso a Gaza.Dal 2022 Carrefour trae profitto dal sistema d’occupazione sionista facendo accordi con le società coinvolte e le partnership tecnologiche (Electra Consumers Products e la sua filiale Yenot Bitan), macchiandosi di violazione dei diritti umani e del diritto internazionale.
Le Filiali Israeliane del marchio Carrefour forniscono pacchi dono ai soldati israeliani impegnati a sterminare la popolazione palestinese che, nonostante il presunto cessate il fuoco, continua ad essere uccisa indiscriminatamente dalle armi vendute ad Israele anche dalle nostre fabbriche, Leonardo e MBDA in primis.
Un finto cessate il fuoco che niente ha a che vedere con il diritto di autodeterminazione del popolo palestinese. La tregua è una menzogna.
I crimini di Israele sono perpetrati grazie alla complicità e al supporto di altri Paesi fra cui l’Italia e il governo Meloni che garantisce collaborazione politica attraverso il Memorandum d’intesa per la cooperazione nel settore militare con Israele e attraverso lo strumento della fame e della sete, continuando a bloccare gli aiuti umanitari diretti a Gaza, per terra e per mare.


Anche La Spezia ha risposto alla chiamata nazionale del Movimento di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzione (BDS), organizzando una mattinata di azione di sensibilizzazione nei punti vendita Carrefour presenti in città.
Il significato della nostra azione – come quello della giornata di mobilitazione nazionale – è stato, da una parte, rendere consapevoli le consumatrici del coinvolgimento di Carrefour all’interno del sistema coloniale capitalista e di morte prodotto dallo stato sionista di Israele, dall’altra esercitare pressione affinchè le stesse responsabili, dirigenti e lavoratrici degli esercizi commerciali esigano dalla futura nuova proprietà italiana GS che entro 3 anni acquisirá il marchio, la rottura e l’assoluta distanza dalle politiche di complicità con Israele, salvaguardando il posto di lavoro dei 24.000 lavoratrici e lavoratori del gruppo.
È proprio accanto alle lavoratrici e lavoratori che sempre ci troveremo, in piazza e all’interno dei luoghi di lavoro.
Inoltre esprimiamo la nostra piena solidarietà ad una compagna che durante l’azione di volantinaggio ha subito violenza verbale e fisica da parte della responsabile di un punto vendita Carrefour.
La lotta per i diritti delle palestinesi è la lotta per i diritti di noi tutte lavoratrici. Dobbiamo infatti essere salvaguardate quando il lavoro che svolgiamo contribuisce a produrre complicità nei più di 60 conflitti in atto nel mondo, a fabbricare armi e alimentare la militarizzazione dei territori: non dobbiamo essere e sentirci minacciate dal ricatto salariale. Le politiche di governo che reprimono il dissenso vogliono farci credere che le lotte siano frammentate, alcune più importanti di altre e che esigendo maggiori diritti per chi è oppresso, si faccia un torto e se ne tolgano a chi ne ha anche solo qualcuno in più. Forte è la nostra responsabilità nel continuare a cercare convergenze e a organizzare momenti assembleari di confronto: scendiamo in piazza e guardiamoci negli occhi, riconoscendoci tutte e tutti dalla stessa parte della barricata.


La mobilitazione indetta dal BDS nella nostra città ha coinciso con la raccolta del Banco alimentare: se da una parte è stato sgradevole dare l’impressione di dissuadere dagli acquisti per danneggiare la raccolta, dall’altra è stata una preziosa occasione per confrontarsi con volontarie e volontari, che nulla sapevano del ruolo del marchio nel genocidio: facciamo rete nei nostri territori, organizziamoci e proponiamo momenti di formazione in una fase di tecno-capitalismo sempre più dominante in cui assistiamo a una nuova corsa al riarmo (qui, sul nostro sito, c’è una lista delle aziende complici, https://speziamolearmi.org/boicottaggio/).
Boicottare è un atto di coscienza civile, una pratica non violenta che esercita il potere collettivo di noi tutte e tutti: un equipaggio di terra che è ancora in marcia verso Gaza per la rottura del blocco navale imposto dallo Stato occupante di Israele e per l’agognata fine del meschino sistema di apartheid in Palestina.


Esprimiamo solidarietà alle compagne e ai compagni “colpevoli di Palestina”, che stanno subendo le rappresaglie della macchina burocratica-repressiva, un apparato di controllo militare e poliziesco che reprime e incarcera, con l’intenzione di minare il movimento servendosi di strumenti arbitrari e dei pretesti più vari: identificazioni, fogli di via, perquisizioni e processi.
Non dimentichiamo il Sudan, un altro genocidio in corso, una guerra dimenticata fra le più sanguinose e la più grave crisi umanitaria del mondo con più di 150.000 morti e 12 milioni di persone costrette alla fuga.
Non dimentichiamo le 70.000 persone che hanno marciato per le strade di Belem in Amazzonia per denunciare le responsabilità politiche ed economiche che alimentano la crisi climatica. La vasta deforestazione dell’ Amazzonia è alimentata anche da industrie farmaceutiche come la israeliana Teva: non c’è giustizia sociale senza giustizia climatica.
E non possiamo dimenticare il doppio filo che lega la guerra al patriarcato: in un paese intriso di violenza di genere, dove ogni giorno si continua ad essere ammazzate da uomini – figli della cultura patriarcale – le risorse per la prevenzione, l’educazione affettiva e i centri antiviolenza, vengono destinate al riarmo e alla militarizzazione.


La lotta per la Palestina è anticapitalista.
In difesa dei diritti, dei territori e del clima.
Per l’autodeterminazione dei popoli, dei nostri corpi, delle nostre vite.
PALESTINA LIBERA DAL FIUME AL MARE
 
RILANCIAMO I PROSSIMI IMPORTANTISSIMI APPUNTAMENTI
e invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza insieme
 
 
SABATO 22 NOVEMBRE ore 14.30 ROMA MANIFESTAZIONE NAZIONALE di NUDM
MARTEDÌ 25 ore 18 LA SPEZIA  SABOTIAMO GUERRA E PATRIARCATO – Corteo contro la violenza di genere
VENERDì 28 ore 15  La Spezia SCIOPERO GENERALE – Corteo contro il genocidio e la finanziaria di guerra
SABATO 29 NOVEMBRE ore 14 ROMA Manifestazione Nazionale in solidarietà con la Palestina

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4 NOVEMBRE: NO GUERRA, NO GENOCIDIO, SI DISARMO E DISERZIONE - La Spezia, 5 novembre 2025

Dopo le settimane di mobilitazione che hanno visto protagonista la città di Spezia di giornate storiche di mobilitazione e di acampade contro SeaFuture e il genocidio in Palestina, siamo scesə in piazza in più di 300 a Spezia per cambiare il senso alla giornata del 4 novembre. Abbiamo preso parola contrapponendo alle celebrazioni dell’unità nazionale e delle forze armate, da sempre piene di retorica militarista e nazionalista, il valore della pace, della diserzione dai conflitti armati, dell’umanità contro la barbarie.
Abbiamo detto che oggi non c’è nulla da festeggiare o celebrare. La fine della Prima Guerra Mondiale, il 4 novembre 1918, va ricordata come la fine di un’inutile strage, di una guerra di aggressione costata milioni di vittime per un pugno di terre considerate proprietà nazionale. Un evento storico che, raccontato per quello che fu davvero, parla soprattutto del nostro presente. Abbiamo attraversato le vie della città con un corteo pieno di studenti, studentesse e docenti che con interventi, cori e azioni hanno denunciato come il veleno della militarizzazione sia sempre più forte nella società, nell’economia, nei discorsi pubblici e nelle scuole. La violenza come arma che colpisce i più deboli, le armi usate contro civili, il diritto internazionale fatto a pezzi. Questa è la guerra, sofferenza e morte, impoverimento e repressione. E lo diciamo ancora più forte in questi tempi di riarmo e genocidi, da una città simbolo della produzione di armi e militarizzata come Spezia, una città che va riconvertita anche nel suo immaginario.
Per questo, durante il corteo di stasera, abbiamo anche voluto lasciare un segno chiaro che potesse racchiudere il senso della giornata. Alcune vie simbolo di quella guerra nefasta e del militarismo che porta con sé, sono state rinominate. Via Cadorna è divenuta “Via disertori di guerra”, in ricordo di tutti qui ragazzi che nel fango e nel disagio del fronte scelsero la ribellione, scelsero di non obbedire, finendo fucilati da generali come Cadorna.
Via XXIV Maggio è diventata “via Restiamo Umani” per riprendere lo slogan di Vittorio Arrigoni e richiamare il genocidio in Palestina come il simbolo più drammatico di questi nuovi tempi di guerra e militarizzazione globale. Infine Via Vittorio Veneto diventata “Via vittime civili di Gaza e di tutte le guerre” perché oggi più che mai, e Gaza lo mostra in tutta la sua radicale drammaticità, sono queste le vittime delle guerre: i disarmati civili, le loro case, città, ospedali, scuole rase al suolo. Non ci fermeremo fino a quando non governerà la pace.
No guerra, no armi, sì disarmo e diserzione.

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4 NOVEMBRE: NULLA DA FESTEGGIARE - La Spezia, 1 novembre 2025

 

Il 4 novembre non celebriamo vittorie, ma lutti. Durante la prima guerra mondiale, oltre alle vittime civili, migliaia di giovani furono mandati al fronte come carne da cannone, sacrificati dagli Stati in nome di interessi politici e militari, a uccidere altri giovani come loro ma nati dalla parte opposta di un confine arbitrario.
Oggi come allora la corsa agli armamenti viene proposta come deterrente a scenari di guerre, ma la storia insegna che questa è una pericolosa bugia, che costo’ milioni di morti. Non ascoltiamo la propaganda istituzionale che idealizza la violenza e il militarismo.

Molti ci accusano di non rispettare i militari quando critichiamo la guerra e le celebrazioni delle varie giornate delle Forze armate. In realtà, proprio perché siamo contro la guerra, vogliamo in primis salvaguardare vite (anche le loro). Crediamo che ogni guerra sia un sconfitta per la specie umana, e vogliamo coltivare empatia, solidarietà, pensiero critico al posto di odio, paura, competizione e disciplina imposta.

È proprio ricordando questa tragedia che oggi diciamo NO:
* al riarmo e a una politica di guerra basata sul commercio di armi;
* a uno Stato che si china a politiche militari atlantiste e supporta genocidi come quello in corso in Palestina, oltre ad avere responsabilità anche nel genocidio in Sudan e nei massacri in corso nelle più di 60 guerre in corso nel mondo tramite la vendita di armi e l’addestramento degli eserciti locali
* a un mondo che continua a trasformare vite in strumenti di profitto e di potere
* al nazionalismo ed al patriottismo, che impedisce la solidarietà tra persone ugualmente oppresse ma sotto Stati nemici

Il ricordo dei caduti deve diventare monito e impegno per la pace. Non celebriamo la guerra: ricordiamo chi l’ha subita.
Per tutto questo saremo di nuovo in piazza a La Spezia, il 4 novembre con un corteo con concentramento alle ore 18 presso piazza Palestina Libera (ex Piazza Chiodo).

Tutti e tutte sono invitatə a partecipare.

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SULLA GIORNATA DEL 4 NOVEMBRE (comunicato del gruppo di lavoro scuole) - La Spezia, 27 ottobre 2025

All’attenzione di docenti e dirigenti delle scuole  della provincia della Spezia

Come attivisti/e e del comitato ‘Riconvertiamo Seafuture- Restiamo Umani, nelle scorse settimane siamo scesi in piazza per opporci a Seafuture, a sostegno della Global Sumud Flotilla e contro il genocidio in atto in Palestina.
La straordinaria partecipazione alle manifestazioni, compresa l’occupazione per una settimana di piazza Chiodo, ha permesso un eccezionale allargamento della riflessione sulla guerra e sul ruolo svolto dagli apparati industriali della Spezia, dalle fabbriche e dal porto. Le assemblee pubbliche dell’acampada, il dialogo con i moltissimi/e cittadini/e che abbiamo incontrato, hanno messo in luce un forte bisogno di comunità e di partecipazione popolare; una voce collettiva che ha rovesciato una narrazione pubblica non in sintonia con i bisogni reali delle persone.
La propaganda in cui siamo immersi sempre più ci orienta al riarmo e alla guerra globale, indicata come inevitabile prospettiva del nostro futuro prossimo. Particolarmente a scuola, non possiamo accettare questo genere di destino che altri hanno immaginato per noi. Ecco perché, alla vigilia delle rituali celebrazioni della “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate” del 4 novembre, nel mezzo di una crisi storica internazionale che calpesta il diritto e genera  guerre  e  genocidi, ci   sembra necessaria e doverosa una presa di posizione pubblica delle scuole riguardo un anniversario che intende unire – peraltro in modo assai discutibile –  la memoria della prima guerra mondiale all’unità nazionale e che si annuncia carico di infondata e pericolosa retorica bellicista, piuttosto che limitarsi a una più sobria e opportuna riflessione sull’inaudito massacro della “Grande guerra”.

Chiediamo a docenti, dirigenti, studentesse e studenti di non prestarsi a strumentalizzazioni in chiave dichiaratamente nazionalista e di non partecipare all’evento. 

Ci piacerebbe, infatti, che il 4 novembre cessasse di celebrare una “vittoria” ottenuta con una carneficina senza precedenti, principalmente a spese di milioni di ragazzi inconsapevoli e ingannati con la promessa truffaldina di un futuro benessere; che si cessasse di utilizzare la medesima retorica che insisteva a dichiarare “italiani” territori meticci, e così ne giustificava la conquista, ottenuta con una guerra di aggressione costata milioni di vittime. La propaganda militare di ieri e di oggi esalta la rassegnata obbedienza di soldati letteralmente costretti a combattere e mandati al macello; si celebrano la “vittoria” e la “forza” come valori civili, piuttosto che considerarne le conseguenze e leggervi la premessa di un durissimo dopoguerra e del precipitare del paese nella dittatura fascista. Ma sono gli anonimi protagonisti di quella guerra a raccontarne la cruda realtà nei loro diari e nelle loro testimonianze: vorremmo che fossero queste ultime a essere ricordate; vorremmo che il tratto della violenza di milioni di maschi che si massacrarono nei numerosi teatri di guerra diventasse riflessione sul significato della firma dell’armistizio da parte dell’Italia.
Vorremmo cogliere questa occasione affinché la scuola rafforzi il suo ruolo di laboratorio di pace, presidio di inclusione e rispetto tra i popoli, comunità che, per volere dei costituenti antifascisti che fecero nascere la Repubblica, ripudia la guerra. Per tutto questo ci auguriamo che le nostre scuole esprimano pubblicamente la consapevolezza che in quella “vittoria” non c’è proprio nulla da celebrare, ma tanto su cui riflettere. 

Invitiamo nel contempo tutte/i le e i docenti a partecipare al corso di formazione “La scuola non si arruola”, promosso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università, che si svolgerà proprio la mattina del 4 novembre (tutte le informazioni sul sito dell’Osservatorio https://osservatorionomilscuola.com/) e a seguirci nelle mobilitazioni che saranno organizzate per il pomeriggio. 

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SPEZIA CAPITALE DEI DISASTRI AMBIENTALI - La Spezia, 17 ottobre 2025

Apprendiamo con stupore che la nostra amata città sarà sede del primo Forum internazionale “Prendersi Cura della Terra” che vede tra i promotori il Comune della Spezia il quale, trionfalmente, annuncia l’evento chiamando a raccolta scienziati, accademici e scuole del territorio.

Forse è un’iniziativa di svolta, in una delle terre più inquinate e compromesse sotto il profilo delle nocività? Oppure è una delle tante parate che nascondono i problemi sotto al tappeto, dando una tinteggiata di sostenibilità, che così è più alla moda? Considerato l’uso sconsiderato di colori come il blu ed il verde, come diceva quel tale, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca.

La nostra città è martoriata da infinite violazioni degli accordi di Parigi (2015), vittima di innumerevoli disastri ambientali a partire dalla discarica di Pitelli, dalla pseudo bonifica dell’ex area IP , dalla presenza dell’unico rigassificatore a terra d’Europa, delle aree dei carbonili ENEL, dalla mostruosa quantità di amianto, dai navigli rottamati e dai rifiuti tossici presenti nell’Arsenale della Marina militare, dalla prospettiva di ampliamento del molo di rifornimento del carburante militare del POL NATO, dall’impatto del porto commerciale ma, soprattutto, dalle emissioni tossiche delle navi crociera in esponenziale aumento. Come si può dimenticare che proprio il porto della Spezia fu al centro dell’inchiesta sulla rete capillare di un traffico internazionale di rifiuti tossici, sulle cui tracce persero la vita Miran Hrovatin e Ilaria Alpi?

Com’è possibile che una realtà così critica sia presa a modello come “Capitale mondiale dell’ecologia”? Forse gli scienziati di ESA (Ecological Society of America) sono stati vittime di un colossale abbaglio, per non rendersi conto che il nostro golfo, che fu dei poeti, da più di settant’anni si è trasformato nel golfo dei veleni. Senza contare l’impatto dell’ indotto, come quello della produzione del polo armiero, i cui prodotti sono strumento di morte e devastazione degli ecosistemi marini e terrestri del nostro pianeta. Non sarebbe più realistico che gli esperti studiassero le criticità della Spezia per condividere azioni di soccorso verso un territorio tanto aggredito?

Desta profondo sconcerto che di fronte ad un quadro così drammatico i nostri amministratori, sindaco Peracchini in testa, credano di poter nascondere l’espropriazione e la cementificazione di un territorio tanto fragile e problematico come quello del levante ligure, dove le risorse sono dirottate verso i settori privati dell’industria e del turismo.

Queste sono soltanto alcune delle riflessioni che vorremmo porre all’attenzione del nostro sindaco, Pierluigi Peracchini, nella speranza che sappia sostituire queste operazioni di marketing e di scivolamento nella pratica del greenwashing con un impegno molto più serio, proprio della funzione di massima Autorità Sanitaria che egli riveste in quanto Sindaco di questa città, che gli impone di salvaguardare la salubrità del nostro territorio e la salute dei cittadini.

Sono gli auspici del sempre più ampio movimento popolare che sta animando le piazze spezzine e che ha deciso di non restare più in silenzio, puntando il dito contro l’ipocrisia dei governi, sia locali sia nazionali e contro l’inerzia della politica che si guarda allo specchio e vede soltanto se stessa, ignorando nuovi possibili orizzonti.

Caro sindaco, noi vogliamo prenderci cura della nostra terra, del nostro mare e per questo, a un mese dalla storica mobilitazione contro Sea Future, la fiera dedicata alla guerra, scenderemo nuovamente in piazza per bloccare la città e tutti i settori complici del disastro ecologico globale, legati a doppio filo con il genocidio in Palestina, con i tanti conflitti in corso nel mondo e con le molteplici violazioni di ogni accordo di Pace.

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SPEZIA HA RIPUDIATO SEAFUTURE - La Spezia, 10 ottobre 2025

 

Breve risposta alla Presidente di IBG – Italian Blue Growth

Gentile dottoressa Pagni,
noi del comitato “Restiamo Umani-Riconvertiamo Seafuture” apprendiamo dai media il suo entusiasmo circa il presunto successo della mostra bellica da lei organizzata e denominata con la distopica espressione di cui sopra.
Scopriamo altresì che, dopo il weekend trascorso tra compratori e piazzisti di armi, entrambi asserragliati nella bolla dell’Arsenale Militare popolato dai rappresentanti di stati-canaglia a cui solo per circostanze dell’ultima ora mancavano gli operatori israeliani, impegnati nel genocidio del popolo palestinese e nel respingimento violento e illegale della Global Sumud Flotilla, lei ora ineffabilmente definisce sé stessa “una pacifista” che non comprende come una larga parte della città abbia apertamente contestato l’evento.
Non vogliamo sottrarci a rappresentarle il motivo per cui migliaia di spezzine abbiano sfilato in corteo e occupato per tutta la durata della mostra bellica la piazza antistante il luogo dove avete discusso i vostri affari.
Voi di Seafuture dovete prendere atto che la società civile della Spezia non è più disposta ad accettare una fiera delle armi in città, così come non intende essere complice, con la produzione armiera cittadina, di quelle guerre e genocidi di cui Seafuture si fa propagandista, ignorando il disagio di molti lavoratori, privi di alternative credibili e prigionieri del logoro ma sempre efficace ricatto occupazionale: vi adattate a costruire armi oppure non lavorate.
Nei giorni di Seafuture siete stati costretti a prendere atto che milioni di persone in Europa sono scese in piazza e hanno bloccato le infrastrutture da cui transitano i carichi militari necessari al governo israeliano per radere al suolo Gaza, come abbiamo fatto alla Spezia chiudendo in migliaia, con i nostri corpi, l’accesso al porto commerciale.
Costretta dietro le mura fortificate della cittadella militare spezzina, la rassicurante narrazione dell’eccellenza industriale del polo armiero è stata travolta e oscurata dalle assemblee popolari che a pochi metri da voi, in piazza Palestina libera, denunciavano la pulizia etnica praticata nei territori illegalmente occupati, la caccia al rifugiato in ogni angolo del mondo praticata con gli strumenti militari a cui la sua organizzazione ha fornito una qualificata vetrina. La città vi ha rappresentato in modo inequivocabile che nessuno nel mondo è più al sicuro, neppure voi, se la violenza che rappresentate sostituisce il diritto.
Lei sostiene, alludendo alle contestazioni mosse a Seafuture a motivo dell’invito a Israele, che è sbagliato edificare muri di esclusione. Le ricordiamo che quei muri, d’acqua o di cemento, sono da decenni costruiti e sorvegliati dai militari a cui Seafuture offre la passerella sul tappeto rosso della propria manifestazione.
Lei ha osato farci la morale sul concetto di inclusione e dialogo dopo aver allestito spazi fieristici per gli stati che, per respingere i richiedenti asilo, presidiano in armi i muri a Ceuta, Melilla, nella giungla di Calais, lungo la rotta balcanica, in tutto il Mediterraneo, a nord del Rio Bravo, nella Cisgiordania illegalmente occupata, operano lo sterminio a Gaza e sono presenti ovunque nel mondo là dove i migranti vengono uccisi o respinti indietro, che è lo stesso. E’ vivo in noi il ricordo di Giulio Regeni, il giovane ricercatore vilmente assassinato dai servizi egiziani, un crimine per il quale nessuno ha pagato: troppo importante il business energetico e l’interscambio commerciale per rinunciare alla presenza egiziana alla vostra fiera. Neppure la teocrazia di Bin Salman ha meritato l’esclusione da Seafuture, in ragione di gravissime violazioni dei diritti umani tra cui spicca l’assassinio del giornalista dissidente Khashoggi, fatto a pezzi nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul. Altrettanto dicasi per la Libia, ospite della vostra fiera, la cui famigerata guardia costiera pratica la caccia al migrante in mare per conto dell’Unione Europea e dei governi italiani da quando hanno sottoscritto il noto ” Protocollo “. Vi siete guardati bene dal mettere in discussione la presenza statunitense alla mostra-mercato d’armi, chiudendo gli occhi sulla gigantesca caccia all’immigrato organizzata dagli Usa, sui respingimenti a fucilate dei richiedenti asilo sul confine messicano, sull’applicazione indiscriminata di dazi, anche personali, tra i quali, emblematico, per la sua illegale ferocia, quello applicato alla relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, la dott.ssa Francesca Albanese.
Gentile dott.ssa Pagni, questi i motivi per cui siamo convinti non solo che la mostra bellica Seafuture debba andarsene da una città che non la vuole ma che debba chiudere per sempre i suoi battenti, a meno che non torni a essere la manifestazione di carattere civile che era all’origine, prima che i trucchetti del ” dual use ” e le convincenti ragioni dei potenti circoli per i quali il denaro non ha mai alcun odore la trasformassero in una fiera della morte. Le promettiamo che impegneremo ogni energia a questo scopo, anche per smascherare il tentativo di accreditare la fiera delle armi presso le scuole e impedire l’accesso alle strutture militari e armiere delle nostre studentesse per l’espletamento dei cosiddetti “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”: un inaccettabile tentativo di ottenere un consenso che docenti, studentesse e cittadinanza non sono più disposte ad attribuirvi.

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DEFINISCI BANDIERA - La Spezia, 9 ottobre 2025

Cosa può una bandiera? Ieri sera, dopo l’ennesimo corteo moltitudinario che con poche ore di preavviso ha nuovamente riempito le strade della città, abbiamo issato la bandiera palestinese lì dov’è rimasta per tutta la settimana passata: nella mano di Chiodo a sostituire la spada, segno di una riconversione alla pace che parte proprio da colui che ha immaginato il più evidente simbolo dell’occupazione militare della città.
A poche ore di distanza da quel meraviglioso momento, con la solita solerzia, le forze dell’ordine eseguono impassibili gli ordini che arrivano dall’alto. Perché spaventa così tanto una bandiera? Perché incute timore averla lì a testimonianza di ciò che è stato? No, anzi, di ciò che è?
Qualcuno crede di poter cancellare la Storia che si dipana di fronte a nostri occhi cancellandone i simboli. Qualcuno crede sul serio che ammainare la bandiera partigiana di Palestina possa consegnarne le emozioni all’oblio. Quel qualcuno non ha vissuto ciò che abbiamo vissuto in questi giorni, è uno stolto ed un illuso. Qualcosa si è risvegliato in tutt3 noi e quel qualcosa si chiama umanità: non la lasceremo più sfuggirci dal corpo nel tram tram della vita quotidiana, non la dimenticheremo.
Volevamo salvare la Palestina, alla fine la Palestine sta salvando noi. È solo l’inizio, ora l’arduo e necessario compito di cambiare il mondo.
Ci vediamo stasera in assemblea alle 18.30 alla palestra di via Castelfidardo in Piazza Brin, ci vedremo a lungo.

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Tre giorni, tre cortei - La Spezia, 3 ottobre 2025

Tre giorni, tre cortei, ogni giorno il doppio della partecipazione.
E’ mercoledì sera quando arriva la notizia che la Global Sumud Flotilla è stata sequestrata illegalmente dalla marina militare israeliana. Quella stessa marina che era stata invitata come ospite d’onore alla fiera bellica Seafuture, che finisce proprio il giovedì sera. 
Appena saputa la notizia, un corteo spontaneo di un migliaio di persone si raduna in pochi minuti in piazza Palestina Libera, dove da giorni si sta costruendo e sperimentando un diverso modo di vivere insieme, che non si basa sulla competizione, il machismo e la violenza di cui si fa brutta mostra dentro l’arsenale, ma sulla solidarietà e il mutuo aiuto, che parte dai gesti più semplici (cucinare per tutti, darsi i turni per pulire,..) fino a sbocciare in un moto di solidarietà internazionalista accanto alla popolazione palestinese. Quella stessa popolazione di Gaza che, mentre la flotilla si avvicina alle sue coste, nonostante i due anni di fame, genocidio, sterminio automatizzato ci mostra ancora una volta il volto dell’umanità: ci arriva notizia che i gazawi hanno messo insieme un po’ di cibo per accogliere la flotilla.
Ma la flotilla viene bloccata a pochi km dalla costa, e in tutta Italia, in tutta Europa le persone scendono in strada, stufe di stare a guardare. A Spezia parte un corteo selvaggio per le vie della città, che termina dopo ore all’Acampada. Si dorme insieme, ci si stringe nella forte emozione di questi momenti.
Giovedì sera la replica, ma stavolta il corteo è chiamato con più anticipo e le persone che partecipano sono oltre tremila: la città viene attraversata da gente arrabbiata ma felice di essere lì, il senso di impotenza degli scorsi mesi svanisce ad ogni corteo, ad ogni presidio, ad ogni coro contro il genocidio, contro la militarizzazione della città, contro il commercio di armi.
Il venerdì, oggi, è il giorno dello sciopero: come in tutta Italia, la parola d’ordine è, ancora una volta, quella di bloccare tutto, per Gaza, per la flotilla, per chi diserta ogni guerra.
Il corteo di venerdì è davvero impressionante, 10 000 persone con in testa i sindacati (di base e confederali insieme) sfilano per la città. L’emozione è tanta, le persone salutano dai balconi, scendono in strada, si uniscono al fiume in piena. E continueranno ad unirsi lungo tutto il corteo che dura più di 6 ore, partendo ed arrivando in piazza Palestina Libera. Alla fine del percorso, la maggior parte delle persone decidono di proseguire verso l’autostrada. Si cammina in una tangenziale vuota, bloccata in entrambi i sensi di marcia come promesso. I camion, in coda, suonano il clacson seguendo il ritmo dei cori, si mangia, si beve, si danza in mezzo alla carreggiata, a pochi metri dai capannoni di Leonardo e MBDA. L‘immagine è forte, da un lato la vita e la gioia del sentirsi finalmente forti, dall’altro quell’industria di morte che non si ferma nemmeno in questa giornata di sciopero generale. Dall’autostrada gli interventi risuonano chiari: siamo dalla parte dei lavoratori, anche di quelli che, costretti dal ricatto occupazionale, si trovano a dover lavorare per le industrie belliche, scendendo ogni giorno a patti con la propria umanità. Vogliamo liberarci dai padroni di aziende che si arricchiscono vendendo sistemi di morte e anestetizzando l’umanità dei lavoratori. Vogliamo la riconversione dell’industria bellica, verso attività e servizi utili al benessere di tutti, non solo alla ricchezza di pochi.
Il corteo continua, e quando la stanchezza si fa sentire si torna all’Acampada, dove il cibo preparato da chi era rimasto al presidio ci accoglie, insieme a musica, abbracci e qualche lacrima: una giornata storica, in cui una città intera è stata bloccata, dal basso, e ha alzato la testa contro l’occupazione militare che l’attanaglia.
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IN RISPOSTA ALL'ARTICOLO PUBBLICATO SU GAZZETTA DELLA SPEZIA "Non aggiungiamo odio all'odio" - La Spezia, 2 ottobre 2025

Carissima Rosa (ti chiamerò così se non ti dispiace: pur avendo tu firmato la lettera pubblicata stamattina sulla Gazzetta della Spezia il tuo nome non è stato reso noto).
Tu dici di sentirti ferita come lavoratrice di Leonardo perché noi dell’ Acampada abbiamo associato il nome dell’azienda a cui vendi il tuo lavoro al genocidio perpetrato dal governo di Israele a danno del popolo palestinese. Un popolo di cui ti auguri peraltro la libertà, proprio come noi. Vogliamo semplicemente dirti che su quegli striscioni non abbiamo scritto il nome tuo e degli altri lavoratori e lavoratrici, strette tra il ricatto attuato da un polo industriale che ha fornito e continua a fornire al governo israeliano gli strumenti per lo sterminio di civili e l’occupazione illegale delle loro terre e la necessità di un salario e di un posto di lavoro. Abbiamo scritto il nome dell’azienda che è responsabile di tutto ciò e che utilizza te e le tue colleghe per ricavare profitto dalle 56 guerre attive nel mondo.
È profondamente ingiusto che l’economia di questa città sia asservita all’industria delle armi e subalterna all’ arroganza della Marina militare, che occupa spazi e territori vocati al mare per perpetuare un assurdo futuro di guerra spacciato per difesa e sviluppo. È difficilissimo in un contesto simile dare ascolto alla voce della coscienza che alla fine della giornata e della vita è forse l’unica che merita di essere ascoltata. È altrettanto ingiusto lasciarti sola a misurare dolorosamente la distanza dei tuoi desideri dai fini della tua azienda. Da decenni chi rappresenta i lavoratori non comprende a sufficienza che la riconversione dell’Industria bellica non solo è conveniente ma necessaria e non ha il coraggio di aiutare le lavoratrici e i lavoratori a immaginare un futuro diverso. Quel futuro nel nostro piccolo, ma con tutta la nostra passione, stiamo provando a immaginarlo insieme. Vieni all’Acampada in piazza Palestina libera ex Piazza Chiodo già questa sera, all’assemblea generale; partecipa con noi domani allo sciopero generale. Vorremmo farti un altro invito, ossia quello di custodire il disagio che il nostro striscione ti ha provocato così come noi ci prendiamo cura delle ferite che gli insulti di una parte della città e dei media di questo paese riservano a noi e ai nostri fratelli e sorelle della Sumud flotilla. Insieme troveremo il modo di curarci a vicenda, e troveremo il coraggio come la tua omonima afroamericana, di non alzarci più in piedi agli ordini di chi ci vuole silenziosi complici della guerra, lavoratori obbedienti, studenti docili e conformisti, soldati pronti a partire. Un abbraccio, Palestina libera e liberiamoci dalle armi

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SEAFUTURE: LA FIERA DEL SOPRAMMOBILE O LA FORNITURA DEI GENOCIDI? - La Spezia, 1 ottobre 2025

A seguire l’ufficio stampa di SeaFuture, il dubbio viene. Dunque proviamo a superare la narrazione orwelliana con la cruda realtà. I maggiori fornitori di armi del governo israeliano sono gli Stati Uniti (66%) lla Germania (3%) e l’Italia (1%).

Senza scomodare il rapporto “From economy of occupation to economy of genocide” della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967, Francesca Albanese datato (30 giugno 2025), il 17 luglio 2025, il quotidiano britannico indipendente The Guardian, titolava: “European missile group MBDA selling parts for bombs that have killed children in Gaza“.

Secondo l’inchiesta, MBDA, avrebbe venduto, tramite una triangolazione che eluderebbe certi vincoli, componenti chiave per le bombe che sono state spedite a migliaia in Israele e utilizzate in molteplici attacchi aerei, responsabili di morte di civili e bambini palestinesi. E le forniture della stessa azienda alle forze armate in Ucraina. Si perchè, almeno per ora, sul conflitto russo-ucraino si sono abbassati i riflettori, o meglio, si sono attenuati. Tuttavia l’azienda in questione ha una fornitura di missili Samp-T e Storm Shadow, L’Italia ha acquistato per la prima volta lo Storm Shadow da Mbda nel 1999 e ne ha ricevuti circa 200, utilizzandoli durante l’operazione Nato in Libia nel 2011.

Che dire poi dei pezzi di ricambio del caccia addestratore M-346 o dell’elicottero addestratore AugustaWestland AW119, prodotti da Leonardo? Si tratta di contratti di fornitura firmati nel 2012 e di consegne avvenute nel 2024. Senza dimenticare una delle eccellenze italiane, e soprattutto spezzine, come il cannone navale 76/62, montato sulle unità israeliane che bombardano i civili nella striscia di Gaza.

Nel 2024, quello che sono report di bilanci di aziende leader, eccellenza della produzione, vanto del made in Italy, quota 5,2 milioni di euro. Soldi che grondano il sangue di uomini, donne, bambine e bambini straziati in Palestina e negli oltre 50 conflitti armati in tutto il mondo.

A questo si aggiunge il supporto tecnico e militare. A Luni, nella piana del Magra, è prevista la realizzazione del “Rotary Wing Mission Training Center (RWMTC)”, un centro di addestramento per piloti di elicotteri militari voluto dall’azienda israeliana Elbit Systems e approvato all’interno del Documento programmatico pluriennale della difesa italiano. L’infrastruttura utilizzerà simulatori avanzati per formare piloti di elicotteri italiani e stranieri, integrandosi con i simulatori già esistenti nella stazione elicotteri della Marina Militare (MARISTAELI Luni).

Di fronte a questa realtà, di fronte al dramma che vive la popolazione palestinese ed ogni altra popolazione che subisce la guerra o il genocidio (come accade ad esempio in Sudan), sentire associare eccellenze, fiori all’occhiello, e altre amenità alle armi in esposizione e vendita a SeaFuture risulta oltre i limiti delle dignità umana.

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RISPOSTA A FORCIERI - La Spezia, 1 ottobre 2025

Nonostante la città della Spezia abbia urlato e continui a urlare davanti all’Arsenale Militare la sua contrarietà alla fiera di armi e di morte denominata Seafuture, dentro le mura blindate della base navale spezzina tutto continua a svolgersi come se niente stesse accadendo, con l’arroganza dei poteri cosiddetti forti ma in realtà sordi e ciechi, incapaci di comprendere la rottura che in città si è prodotta.

E così il presidente del Distretto Ligure delle Tecnologie Marine, ex presidente dell’Autorità Portuale (condannato in primo grado per reati che sarebbero stati commessi durante il suo mandato) ex senatore e sottosegretario alla Difesa, ha dichiarato che chi contesta Seafuture assume una “posizione velleitaria”, cioè cervellotica, illusoria, irrealizzabile.

Forcieri, dall’alto della sua esperienza e del suo curriculum, insiste e afferma la necessità di confermare, di più, ampliare la manifestazione nei prossimi anni. Per sostenere e argomentare il suo entusiasmo verso la fiera delle armi letali enfatizza i premi Awards attribuiti agli studenti meritevoli che hanno presentato progetti (caratterizzati con la solita foglia di fico del dual use) sviluppati in stretto rapporto con le aziende, premiati attraverso un’innovazione che ricorda il festival di Sanremo: saranno proprio le aziende espositrici a Seafuture a decretare i vincitori. Si dà il caso però che Seafuture sia un festival di armi letali e non di canzonette.

In altre parole, assistiamo al triste spettacolo di aziende belliche che premiano gli studenti della nostra città. Ci chiediamo perché alcuni docenti del Capellini-Sauro, nonostante il generoso tentativo in direzione opposta da parte di un gruppo di colleghi, abbiano abdicato alla loro primaria funzione sociale, permettendo che una giuria composta dai produttori del polo armiero, responsabile di fornire gli strumenti della guerra e del genocidio in giro per il mondo, giudichi i propri studenti. Noi diciamo che la scuola non deve appiattirsi sul rapporto con le aziende, tanto meno con aziende belliche; la scuola deve essere un luogo di educazione alla pace e alla convivenza tra i popoli. Invitiamo il signor Forcieri a una maggior cautela nell’esprimere il suo entusiasmo, vista la mobilitazione che in città si è sviluppata contro la fiera bellica. Seafuture ha mostrato un altro volto della città, una città che noi vogliamo demilitarizzare, un porto e un mare che vogliamo trasformare in mare di pace.

Noi dell’Acampada abbiamo un’idea diversa di futuro e sapremo costruirlo per il popolo palestinese e anche per noi; in città e nell’intero paese si è aperta una nuova fase nella quale le parole del sig. Forcieri sembrano arrivare dal secolo scorso e lì sono destinate a restare.

Riconvertiamo Seafuture – Coordinamento Restiamo umani

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COMITATO RICONVERTIAMO SEAFUTURE: LA SCHIZOFRENIA ISTITUZIONALE SI PUO' CURARE CON UN SOPRALLUOGO - La Spezia, 30 settembre 2025

 

Siamo sconcertati e sconcertate della campagna denigratoria che sta investendo un momento appassionato di partecipazione democratica e orizzontale nella nostra città.
C’è una Spezia che è indignata del fatto che il nostro territorio ha delle responsabilità anche nel genocidio che è in corso a Gaza, che chiede a gran voce diplomazia e cessate il fuoco e non vendita di armi. Una città che è inorridita dalla mercificazione di morte che va in scena proprio a SeaFuture, fiera militare-navale che viene spacciata per innovazione.

Il sindaco Peracchini, il giorno 25 settembre (ben prima dell’arrivo dell’acampada) ha emesso un’ordinanza di divieto di fermata eccetto i mezzi del servizio trasporto pubblico per Piazza Chiodo, nel tratto compreso tra Porta Principale Arsenale M.M. e Rotatoria Oriana. Come si può leggere anche su diverse testate giornalistiche locali, questa modifica alla circolazione avviene in occasione della fiera (bellica) Seafuture, per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica.

Ieri la Provincia, retta dallo stesso Peracchini, emana un comunicato in cui contraddice la sua stessa ordinanza di pochi giorni precedenti, attribuendo la responsabilità del cambio di viabilità all’acampada contro Seafuture. Una giravolta allucinante, ma anche grave perché falsa ed allusiva di responsabilità inesistenti.

“A causa dell’imprevista manifestazione in corso che ha portato ad una occupazione abusiva di Piazza Chiodo, il transito dei mezzi del trasporto pubblico locale, sia per le linee urbane che extra urbane, che avrebbe dovuto attraversare o avere capolinea in quella piazza, subirà delle modifiche e seguirà un tracciato alternativo con l’oggettiva abolizione di alcune fermate, oltre a creare un aggravio al traffico cittadino”.

Ciò non corrisponde al vero, poiché il passaggio dei mezzi è praticabile e accessibile. Dunque perché mentire sapendo di mentire? Questa criminalizzazione del dissenso è inaccettabile, da parte di chi, rappresenta le istituzioni democratiche ed è autore di un’ordinanza che vieta il passaggio di mezzi privati in piazza Chiodo, quindi l’Acampada non lede alcun diritto di nessun cittadino. Forse Peracchini avrebbe dovuto porre maggiore attenzione alla gestione del traffico in viale Fieschi, che nel giorno dell’inaugurazione della fiera bellica SeaFuture era al collasso, grazie all’unico ingresso a porta Ospedale.

Al termine della partecipatissima manifestazione di sabato 27 settembre il comitato ha annunciato l’istituzione del presidio permanente in piazza Chiodo, oggi e fin quando resterà, Piazza Palestina libera. Da quel giorno il passaggio dei mezzi pubblici, come è possibile constatare con un banale sopralluogo, è garantito. Forse da fastidio che parte della città, ogni giorno, si confronti e discuta sulla necessità di cambiare verso un altro mondo possibile, pacifico, sostenibile realmente, equo e giusto.

Invitiamo il sindaco, nonché presidente della Provincia, a confrontarsi con il nostro comitato e con i cittadini che partecipano ogni giorno, sia sulla gestione del traffico sia sulle prospettive economiche e belliche del nostro territorio. Se le due cariche venissero insieme, si potrebbe evitare di fare un giorno un’ordinanza che, di fatto, consente all’Acampata di esistere, e di questo ne siamo grati, e il giorno dopo di inventare emergenze che non esistono.

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COMUNICATO STAMPA DALL'ACAMPADA PERMANENTE DI PIAZZA PALESTINA LIBERA - La Spezia, 30 settembre 2025

Siamo le persone che hanno costruito il gigantesco corteo del 27 settembre contro Seafuture, la fiera militare-navale che ha avuto la sua inaugurazione proprio oggi.
Siamo i Liguri Apuani che hanno deciso di costruire una Acampada, un presidio permanente in Piazza Palestina Libera, ex Piazza Chiodo, e dall’arrivo del corteo abbiamo aperto questo nuovo spazio di elaborazione, confronto e azione contro il genocidio in Palestina e la militarizzazione del nostro territorio, un’economia incentrata sulla guerra portata avanti dalle amministrazioni di tutti i colori politici.
É cruciale per noi ribadire se ce ne fosse ancora bisogno , che la Fiera bellica Sea Future é il simbolo palpabile di un sistema ed un indotto economico che é legato a doppio filo con il genocidio in corso in Palestina e che contribuisce ad armare i più di sessanta conflitti in corso in tutto il mondo.
Da anni denunciamo che la guerra comincia da casa nostra e il momento della fine lo stiamo costruendo adesso, non è arrivato dall’alto, arriva dalle persone.

Stiamo continuando la mobilitazione perché le nostre rivendicazioni non hanno smesso di esistere dopo il corteo, anzi abbiamo raccolto ancora più forza ed energia. Chiediamo che:
1. Seafuture sia riconvertito alla sua mission originaria: una fiera internazionale dell’area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo delle tecnologie civili inerenti al mare, per promuovere la sostenibilità ambientale e sociale, e l’apertura ai civili degli oltre 900000 metri quadri che l’arsenale militare occupa da oltre 150 anni.
2. Il blocco del trasporto di armi dentro e fuori i porti della nostra città: da tutto il mondo si risveglia un sentimento comune, un dissenso che non può essere ignorato.
3. la riconversione immediata di tutto il comparto bellico e del suo indotto verso un’economia che promuova l’ecologia e la cura del territorio.

 Mentre una parte di noi rimarrà all’Acampada in Piazza Palestina Libera per i concerti e la serata come da programma altrə di noi parteciperanno al presidio sotto il Palazzo Comunale in Piazza Europa e invitiamo tuttə a far girare la comunicazione!
Riconvertiamo Seafuture- Coordinamento Restiamo Umani 

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