Oggi, 27 settembre 2026, ad un anno dall’ultima edizione di Seafuture, siamo ancora qui. Tra dodici mesi Seafuture, la mostra navale-militare tornerà alla Spezia e noi ci stiamo preparando.
In quest’anno il mondo non ha rallentato la sua corsa verso la guerra globale, anzi. Il genocidio a Gaza non si è fermato, così come quello in Sudan, gli scenari di guerra si sono fatti più vicini ai nostri confini e continuiamo ad essere coinvolti (anche con ruoli di primo piano) in missioni NATO e statali in giro per il mondo. L’inflazione morde i salari, le tasse che paghiamo non finiscono in welfare (case, scuole, sanità, ambient) ma vengono  dirottati verso l industria bellica, la repressione del dissenso interno e la propaganda militarista. Un anno fa, dopo la memorabile settimana dell’acampada in Piazza Palestina Libera, in molti dicevano che quella sarebbe tornata a essere “solo una piazza”. Non è successo: da lì è partito un percorso della città e per la città, che ha intersecato tematiche e lotte differenti,  come rivoli che si cercano e diventano fiume.
La lotta non si è mai fermata: si è spostata nelle assemblee, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle strade dove torniamo ogni volta che serve dire no alla guerra e a quel sistema di potere istituzionale ed economico che vuole renderla normale e inevitabile. E ora che l’inverno si avvicina, scegliamo di tornare a scaldarci intorno allo stesso fuoco. Ri-incontriamoci, conosciamoci e torniamo a organizzarci insieme.
A un presente fatto di solitudine, marginalizzazione, repressione e precarietà, scegliamo di opporre qualcosa di semplice e potente insieme: ritrovare la gioia di stare fianco a fianco e la solidarietà che non lascia indietro nessuno.
Seafuture 2027 non è lontano: è l’anno che comincia oggi. Vogliamo opporci a questa fiera bellica-navale, creata da e per chi dalla morte altrui trae beneficio. Una fiera dove l’industria bellica e gli Stati si incontrano per fare profitto sui corpi e sui territori di persone e popoli come noi, solo al di là di confini arbitrari e soggetti a propagande nazionaliste opposte. Costruire l’opposizione non si fa all’ultimo momento, si fa adesso, insieme – nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle scuole, in ogni spazio dove è necessario scegliere da che parte stare. Riconvertire la produzione bellica, fermare le armi, restare umani: non sono parole di un anno fa, sono l’agenda dei prossimi dodici mesi.
Vi diamo appuntamento alle prossime assemblee pubbliche, in città, per rimettere in fila le urgenze di questo presente e organizzare insieme ciò che verrà. Un anno fa montavamo le tende sull’asfalto di Piazza Chiodo, ma quello che abbiamo seminato in quella settimana continua a crescere.