Esprimiamo la nostra piena solidarietà e vicinanza alla Borgata di Marola, che in questi giorni di Palio ha scelto il silenzio per denunciare una ferita profonda: un altro pezzo di mare sottratto a chi quel mare lo vive da generazioni – e da ben prima che l’Arsenale fosse edificato, perché Spezia esiste da molto prima dell’arrivo delle “grandi opere” militari.
La protesta contro la barriera anti-intrusione della Marina Militare non riguarda soltanto Marola. Riguarda tutte e tutti noi: il diritto delle comunità a mantenere un rapporto vivo con il proprio mare, con la propria storia, con la propria identità. Un silenzio che, durante la sfilata del Palio, ha parlato più di qualsiasi slogan.
Da anni denunciamo come l’accesso al mare nel Golfo dei Poeti venga progressivamente limitato dall’espansione delle servitù militari, dalla cantieristica e dagli spazi occupati dal terminal portuale. Ogni nuovo divieto, ogni nuova recinzione, ogni nuova barriera allontana ulteriormente la città dal proprio golfo, in uno dei luoghi con il consumo costiero più scriteriato e alto in tutto il paese.
La vicenda di Marola non può essere considerata un caso isolato. È il sintomo di un modello che continua a sottrarre spazi pubblici, costa e mare alle persone.