Degradati: di multe razziste e spazi pubblici

Se vivi a Spezia e sei bengalese, la vita è difficile quasi come a Minneapolis. Magari non ti sparano in mezzo alla strada, tra l’altro non sarebbe elegante, specialmente nei dintorni delle vie dello shopping, dove i crocieristi sciamano e comprano gelati, focaccia e gadget in quantità tali da rendere felici i venditori, e pazienza se le mastodontiche navi-condominio deturpano irrimediabilmente il mare, l’aria, il paesaggio.

Se sei bengalese e hai l’onere e l’onore di dover reggere da solo la cantieristica spezzina, dove non si vede un operaio bianco neppure se lo paghi, allora ti alzi alle cinque e ti avvii a piedi al Muggiano, perchè i cassoni dell’Azienda di Trasporti Consortile diretti a Lerici non ti prendono a bordo neppure se fai segno all’autista, come ti hanno insegnato. Lui non può fermarsi perchè il mezzo è stipato fino all’inverosimile dagli operai bengalesi che salgono alle prime fermate. Tutti gli altri, che si arrangino. A piedi, in bici, tutta salute. Quando arriveranno le piogge, si vedrà.

Se poi sei giovane, e dopo un turno di lavoro nel caldo dei capannoni a 4,50 euro all’ora ti venisse voglia, invece di tornare a casa e buttarti sul materasso a dormire fino alla sveglia delle quattro, di andare ai giardini pubblici e sederti con gli amici sotto un albero, al fresco, a chiacchierare un po’, allora avresti un’amara sorpresa.

Mentre la brezza della sera ti porta un po’ di refrigerio e, scalzo, seduto sull’erba, pensi che in fondo c’è qualcosa di piacevole nella tua giornata, devi ricrederti quando due pattuglie della polizia urbana, su segnalazione di qualche cittadino collaborazionista, si fermano proprio davanti a te e ti intimano di alzarti e andartene, non prima di aver comminato, a te e ai tuoi connazionali, con inflessibilità degna di miglior causa, una multa di duecento euro, un quinto del denaro che riesci a mettere insieme in un mese, l’equivalente della rimessa che mandi ai tuoi famigliari rimasti in Bangladesh.

I signori e le signore con l’uniforme e la pistola alla cintura, immemori dello spaccio notturno attivo in quegli stessi spazi dove ora contestano ai lavoratori bengalesi il calpestio illegale dell’erba, dimentichi dei duelli rusticani che si compiono tra automobilisti sulle strade cittadine, ignari delle centinaia di italianissimi adolescenti che di notte, nel centro storico, urlano ubriachi fino a mattino e riducono i quartieri a porcilaie, sostengono severi di non far altro che compiere il loro dovere ed eseguire un ordine: affermazioni che suonano sinistre a chi ricorda la storia del novecento, transitata tragicamente anche a Spezia, per precisione nella famigerata caserma del XXI^. Allora si trattava di tortura classica, da manuale, oggi non c’è neppure bisogno di sporcarsi le mani, è sufficiente un verbale per precipitare nella disperazione e nel bisogno il diverso di turno.

Gli agenti sostengono che il degrado vada in ogni caso combattuto. Noi siamo d’accordo; riteniamo però che il degrado a cui opporsi sia quello democratico, etico, umano che stasera, 6 luglio 2026, ai giardini pubblici della Spezia, si è consumato verso chi non ha fatto nulla di male e non è nella condizione di difendersi.

P.S. Quello sotto il titolo è uno dei molti verbali consegnati ai trasgressori; sono visibili le motivazioni della sanzione, redatte utilizzando il termine bivacco per descrivere un cerchio di persone sedute con il fine di giocare a carte e l’importo della sanzione comminata a una dozzina di uomini inermi.

Ci vediamo ai giardini per giocare

Pochi giorni fa delle persone di origine bengalese sono state multate per €200 a testa perché giocavano tranquillamente a carte in un parco pubblico, all’ombra di un albero.

I motivi ufficiali sono ridicoli e riguardano un supposto “degrado”, quello di chi si siede sull’erba per vivere un momento di socialità, quando esce dal lavoro…

Ma i motivi reali sono inaccettabili: razzismo istituzionale; classismo, quello che allontana gli strati popolari dal “salotto buono” (gentrificazione); continua erosione della possibilità di godere di spazi pubblici liberi e gratuiti (nel segno di una incessante commercializzazione e turistificazione)…

E se ciò non fosse sufficiente, un simile sistema è alimentato dalla tendenza alla delazione di alcuni residenti, spesso proprietari di immobili, che non trovano modo migliore per rimarcare – iniquamente –
il proprio privilegio.

Noi non ci stiamo, abbiamo denunciato pubblicamente l’accaduto e seguiremo il caso con degli avvocati.
E soprattutto vogliamo ribadire che lo spazio pubblico serve per giocare, incontrarsi, vivere la propria socialità, essere felici, conoscersi a prescindere dalla classe sociale, dal colore della pelle e dal timbro sul passaporto.

Alle ore 21:00 ci vediamo ai giardini, all’incrocio tra Viale Mazzini e Via Pietro Micca, nei pressi del monumento alla Resistenza, vicino all’INPS.

Che cosa serve?
Teli e cuscini per sedersi e giocare in comodità
I giochi che ami di più: giochi in scatola, giochi di carte tradizionali: carte da briscola o da scala; giochi di carte collezionabili; scacchiere; giochi di abilità come JENGA. L’unico limite è la vostra fantasia e la voglia di divertirsi
Voglia di stare insieme e condividere una serata diversa. Lo spazio pubblico è di tuttX

Altre info
La serata di gioco libero sarà anche l’occasione – per chi vuole e ne ha la possibilità – di donare alla cassa comune per sostenere  le 12 persone che hanno ricevuto la sanzione da €200. Dona quello che puoi e fai girare!

Al termine dell’iniziativa sarà cura di ogni partecipante alla serata di gioco libero aiutare a sistemare l’area, buttare eventuali rifiuti – lo spazio pubblico è di tuttX
e tuttX se ne prendono cura!